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È NATO L’ASSE TRA MELONI E CONTE

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AVVISATE LA SCHLEIN (SE NON E’ TROPPO IMPEGNATA CON LE ARMOCROMIE): E’ NATO UN ASSE A SORPRESA TRA CONTE E MELONI, DALLA RAI ALLE NOMINE FINO ALLA LETTERA SULLA RESISTENZA DELLA PREMIER APPREZZATA DA PEPPINIELLO APPULO – SULLO SFONDO, L’OBIETTIVO COMUNE DI M5S E FDI È UNO SOLO: “DE-PIDDIZZARE” LA TV PUBBLICA…

Parlare di una vera e propria intesa è fuori luogo. Smentirebbero entrambi, come è normale. Si intendono eccome, però, Giorgia Meloni e Giuseppe Conte sui dossier che contano. Rai, nomine, tattiche e calcoli dentro e fuori dall’aula. L’ultima puntata ha il volto e il nome di Alfonso Bonafede, avvocato ed ex ministro della Giustizia eletto venerdì dalla Camera come componente del Consiglio di presidenza della Giustizia tributaria. Come? Con un patto tacito, ma neanche troppo, tra Movimento Cinque Stelle e centrodestra per mandare in porto l’operazione, agognata e studiata da mesi nel quartier generale pentastellato a via di Campo Marzio. È questa l’ennesima prova di una sincronia di cui si sono ben accorti nel Pd di Elly Schlein con una malcelata irritazione, sfociata in aperta protesta durante il voto alla Camera di venerdì. Certo non sono nuovi gli allineamenti planetari tra FdI e Cinque Stelle. Sicché già a inizio legislatura – allora la partita era l’elezione delle vicepresidenze tra Montecitorio e Palazzo Madama – avevano fatto trasalire i maggiorenti al Nazareno, all’epoca guidato dal dimissionario Enrico Letta.

E che dire degli applausi di Conte alla lettera «condivisibile» della premier sulla resistenza inviata al Corriere? Il patto tra Giorgia e Giuseppe ha retto e a sentire i rispettivi staff reggerà ancora e altrove, nel rispetto della reciproca rivalità. In Rai, per esempio, la partita non finisce qui. Mentre si cerca una soluzione per il Fuortes-gate – ovvero una proposta all’altezza dell’attuale Ad per lasciare campo libero al settimo piano di viale Mazzini – c’è una lunga lista di nomine e promozioni in attesa di un cenno da Palazzo Chigi. Nel toto-nomi c’è anche Giuseppe Carboni, il manager alle dipendenze dell’Ad che Conte vedrebbe bene altrove, magari a Rai Parlamento. Il leader M5S, da par suo, potrebbe farsi garante dell’approdo al Tg1 di Gian Marco Chiocci, direttore Adnkronos assai stimato dalla destra di governo con cui si è recentemente attovagliato per un pranzo romano. Restando in Rai, dalla cerchia contiana avrebbero fatto pervenire a Meloni e i fratelli d’Italia addetti ai lavori la richiesta di una speciale attenzione, per così dire, ai programmi attuali e futuri di due giornaliste stimate: Donatella Bianchi, di ritorno a viale Mazzini dopo l’esperienza flop delle regionali nel Lazio, e Luisella Costamagna che in Rai è da una vita e ha invece declinato a suo tempo la candidatura per la Pisana. Sullo sfondo, l’obiettivo comune di M5S e FdI è uno solo e cioè “de-piddizzare” la tv pubblica, spiega chi è vicino ai leader. Magari arginando il tormentone Elly che tra armocromie, trench e interviste fiume in tre mesi si è già presa fior di salotti tv e talk show. Un presenzialismo non proprio gradito – eufemismo – da Conte e Meloni per opposti ma convergenti motivi. Tra i big grillini ridono di gusto. «Elly parla in tv, Conte parla meno. Ma lui sa fare politica»

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