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PIERO FASSINO POVERINO GUADAGNA SOLO 4.378 EURO

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«È un luogo comune che i deputati godano di stipendi d’oro». Piero Fassino, ex segretario dei Ds e deputato Pd, si alza in piedi, annuncia che voterà contro un ordine del giorno che conferma il taglio dei vitalizi e – senza temere l’impopolarità – sventola la sua ultima busta paga: «Ho qui con me il cedolino di luglio – dice – e fatti i giusti prelievi, l’indennità netta è di 4718 euro al mese». Pausa scenica: «Va bene così. È una buona indennità, ma non diciamo che i deputati godono di stipendi d’oro», conclude il parlamentare di lunga data. Colleghi e responsabili della comunicazione Pd si mettono le mani nei capelli davanti a una dichiarazione che nessun eletto avrebbe avuto il coraggio di pronunciare in aula sedici anni dopo la pubblicazione de “La Casta” e dopo due legislature segnate dalla più feroce anti-politica.

La frase del parlamentare, già su un terreno scivoloso, contiene un significativa omissione. Ai 5mila euro netti di indennità, vanno aggiunte diverse voci. Fa il calcolo l’ex deputata M5s Roberta Lombardi: «Aggiungiamoci anche i 3.500 euro di diaria mensile, i 3.700 euro mensili di spese esercizio mandato, i 3. 500 euro trimestrali delle spese accessorie di viaggio, i 1. 200 euro di spese telefoniche forfettarie annue, la dotazione per le spese informatiche di inizio legislatura pari a 5.500 euro». L’ex segretario dei Ds non indietreggia di un passo, anzi risponde cifra per cifra: «Ad ogni deputato – scrive qualche ora dopo Fassino – è corrisposto un Fondo per l’attività parlamentare di 3.610 euro che, per quel che mi riguarda, utilizzo interamente per i compensi ai miei due collaboratori parlamentari», specifica.

E poi ancora: «Ogni deputato riceve una diaria mensile di 3.500 euro che, per quel che mi riguarda, devolvo al Pd nazionale e veneto in misura di 2.500 euro per il sostegno alle attività politiche, utilizzando i restanti 1.000 euro a copertura delle spese per l’attività parlamentare». Nella stessa seduta, mentre viene approvato e pubblicizzato un ordine del giorno per non ripristinare i vitalizi ai deputati che abbiano svolto il mandato prima del 2012, passa più inosservato un altro testo, primo firmatario il leader di Noi Moderati Maurizio Lupi. La proposta: equiparare e indennità dei deputati (circa 5mila euro) a quelle dei senatori (circa 5300). Insomma, un aumento. Alla fine approvato in forma più tenue come un invito al collegio dei questori ad «adottare le dovute modifiche al regolamento e al bilancio della Camera al fine di tendere verso l’equiparazione del trattamento dei deputati e dei loro collaboratori a quello previsto dal Senato». «Tendere», almeno per cominciare.

Elly Schlein viene inseguita dal fantasma di Piero Fassino mentre cammina tra gli alberi di Bosco Albergati. I giornalisti che la accompagnano tra gli stand della festa dell’Unità di Castelfranco Emilia, mentre visita le cucine e si fa le foto con i volontari, chiedono alla segretaria del Pd cosa pensi del siparietto andato in scena nell’aula di Montecitorio: l’ex segretario di Ds che sventola il proprio cedolino dell’indennità da parlamentare e dice che il suo stipendio da quasi 5mila euro «non è d’oro». Però, i giornalisti tornano alla carica con la domanda su Fassino e allora Schlein si apparta al telefono con il suo portavoce, rimasto a Roma. Concordano poche righe per prendere le distanze, recapitate in tempo reale ai cronisti via WhatsApp: «Fassino ha parlato a titolo personale, in dissenso rispetto al voto del Pd. Noi continuiamo a batterci per il salario minimo».

Prima di partire verso Reggio Emilia, per partecipare a Villalunga a un’altra festa dell’Unità, si ferma a mangiare un paio di tigelle al bar della “Combriccola”. «Mi sembra evidente che la politica debba riallinearsi ai bisogni dei cittadini – spiega a La Stampa la segretaria – dovremmo discutere subito di salario minimo, non di indennità e vitalizi. Dobbiamo pensare a chi non arriva a fine mese, categoria a cui certo non apparteniamo noi parlamentari». L’imbarazzo al Nazareno è palese, ma si prova a restare concentrati sulla battaglia. Questa mattina Schlein sarà di nuovo in Aula a Montecitorio per intervenire nel dibattito che precederà il rinvio sul salario minimo: «Credo che interverremo tutti, non faremo passare facilmente questa mossa della maggioranza – assicura – un altro schiaffo a chi non ce la fa».
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