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LA MANO SUL FUTURO

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Il feretro di Silvio Berlusconi è entrato in Duomo coperto di fuori bianchi e rose rosse. Subito dietro i figli Marina, Pier Silvio, Eleonora, Barbara e Luigi. Anche Marta Fascina ha accompagnato l’ingresso della bara. Pier Silvio ha preso per mano la compagna del padre per qualche secondo prima di salire le scale del sagrato mentre la primogenita del Cavaliere ha accompagnato Fascina sottobraccio. Anche il fratello Paolo era al seguito del feretro del leader di Forza Italia.

Marina Berlusconi e Marta Fascina per mano. La primogenita e l’ultima fra le favorite, l’unica per cui ha messo infine la fede al dito, sarà stata l’età. Tenete a mente questa immagine, perché torneremo qui: alle due donne che da stamattina meneranno la danza, che nemesi. Che testacoda della storia che alla fine siano due donne, per chi delle donne ha fatto strame, a detenere l’eredità dell’impero. Bisognerà che i maschi alfa ci facciano i conti, così va la storia.

Marina Berlusconi tiene per mano Marta Fascina, quando escono dalla Chiesa. Questa sì, è una foto da tenere presente. A parte i devoti del passato, i beneficiari di una vita. Questo, le donne del futuro, è il fermo immagine. Che ne sarà dopo di lui del potere. Dopo che i palloncini blu sono volati via, l’anima è andata. Adesso sono loro due, queste due donne con gli chignon biondo platino. Così lontane, così diverse. Così legate dal capriccio del destino e dal volere del “dottore”, invece. Sono loro che portano la partita. Gli altri, tutti figuranti allo spettacolare rito.

Se c’è un momento in cui, nel Duomo dove sta per essere celebrato il funerale, tutti i sussurri e le preghiere si spengono e tutti gli occhi convergono in unico punto è quando, nella navata centrale, entrano Marina Berlusconi, la primogenita che del padre è stata confidente, vestale, braccio destro, e Marta Fascina, la «quasi moglie» sposata solo con una cerimonia simbolica.

Le due si tengono per mano, le dita intrecciate, e questo è il gesto con cui Marina, in questo preciso momento, trova il modo inequivocabile per dire che Marta è della famiglia e che ha un ruolo di primo piano. Questo è l’istante in cui, agli occhi del mondo, Marta, da «quasi moglie» che era, diventa «la vedova», unica e vera.

A Marta scappano le prime lacrime subito dopo il vangelo di Giovanni. La telecamera indugia sul suo viso, lei ha i capelli raccolti, è l’unica senza orecchini e gioielli. Poi, l’arcivescovo Mario Delpini durante la sua omelia dice: «Vivere è desiderare una vita che non finisce… Vivere è soffrire il declino e continuare a tentare e a soffrire… Ecco cosa si può dire di un uomo che ha desiderato di essere amato…». Ora, Marta singhiozza. Contagia Marina, accanto a lei, che si asciuga una lacrima. Saranno le uniche a non trattenere la commozione.

Eleonora guarda sempre diritto avanti a sé. Barbara sembra non staccare gli occhi da Marta o da un punto lontano oltre Marta, oltre tutto. Quando viene il momento di inginocchiarsi, Marta di nuovo sta piangendo. Veronica, al capo opposto dietro di lei, resta seduta, fra le sue braccia, dorme la piccola Flora, figlia di Eleonora.

La folla è tutta per Marina, scandisce il suo nome, la acclama. Allora, lei scarta di lato tirandosi dietro Marta e dando il la agli altri di famiglia per avvicinarsi alla gente, salutare come farebbe la royal family dal balcone. Eleonora con la mano diritta stile Kate Middleton. Poi, quando Marina sale in auto con Fascina, è impossibile non pensare che, se questa fosse una scena di Succession , a riflettori spenti e a testamento aperto, la quota di legittima forse destinata alla vedova potrebbe essere l’ago della bilancia del nuovo assetto della cassaforte di famiglia, dove tre fratelli pesano più di due, ma forse meno di due più una vedova. Almeno, per ora, però questa è la scena di una saga che si chiude, non che si apre.

L’immagine finale è quella che racconta meglio come la famiglia Berlusconi abbia vissuto i funerali del patriarca. Marina, Piersilvio e Marta Fascina insieme su uno dei van che seguono il feretro. Barbara, Eleonora e Luigi su un altro, quello posteriore. Un gruppo plasticamente diviso in due. E che anche durante la cerimonia funebre ha mantenuto un distacco. Non plateale, nemmeno voluto o ricercato. Ma netto. Forse un prodromo di quel che accadrà quando il gigantesco impero del Cavaliere dovrà essere separato in cinque assi ereditari.

Alla fine della cerimonia la primogenita e Marta Fascina si avvicinano alla bara: la toccano con la mano e la baciano. Tutti intorno si crea un’altra fila per salutare la famiglia e la fidanzata. «Grazie per il vostro affetto », ripete Marta. In quel momento, però, si capisce che la “capofamiglia” è diventata Marina. Le condoglianze sono in primo luogo per lei. I parlamentari di Forza Italia spintonano per andare a salutarla. Una “capofamiglia” o una “capopartito”? I due ruoli nel trentennio berlusconiano si sono sistematicamente sovrapposti.
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