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PAOLO BORSELLINO STRAGE VIA D’AMELIO

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AntonioVullo, agente di polizia, è l’unico superstite della strage di via D’Amelio. Ieri ha incontrato la premier, volata a Palermo a rendere omaggio alle vittime dell’attentato al giudice e alla sua scorta.

Ha apprezzato la presenza della premier?
«Sì. Il suo è stato certamente un gesto importante, ma deve essere seguito dai fatti, altrimenti diventa solo una passerella e noi delle passerelle siamo stanchi». In 31 anni si sono alternati al governo politici di tutti i colori. Ciascuno di loro è venuto e ha detto belle parole, ma noi abbiamo avuto solo promesse».

Cosa si porta dentro del giorno della strage?
«Rivivo quel giorno costantemente. Il 19 luglio del 1992 è una data che non potrò mai cancellare. Quando vedi a terra i brandelli di carne dei tuoi colleghi, quando calpesti pezzi di corpi dei tuoi fratelli saltati in aria, niente è più come prima. È uno choc insuperabile che ti cambia per sempre e, purtroppo, condiziona anche i rapporti familiari. Io il mio dolore non sono riuscito a tenerlo fuori di casa. L’ho portato dentro di me e con me e a farne le spese sono stati anche mia moglie e i miei figli. Poi il malessere è peggiorato perché alla memoria di quel che è stato si sono aggiunti fatti che non hanno certo contribuito alla scoperta della verità come la sentenza sul depistaggio delle indagini sull’attentato al giudice Borsellino. Sono cose che non hanno consentito e non consentono alle ferite di rimarginarsi».

Le ombre che restano sugli attentati del ’92 saranno mai dissipate?
«Fino a quando, nelle istituzioni, ci sarà chi sa e non parla non sapremo mai davvero tutto».

In questi anni ha sentito la vicinanza dello Stato?
«Per molto tempo no. Anzi ho quasi avuto l’impressione di essere considerato il testimone di verità scomode e di essere quindi trattato con ostilità. Ora forse le cose sono un po’ cambiate».

Che ricordi ha del giudice Borsellino?
«Sono stato con lui per soli 51 giorni e sono stati giorni difficili. La strage di Capaci ci aveva sconvolti e sapevamo che dopo Falcone l’obiettivo era lui. Non mi vergogno di dire che avevo paura e che paradossalmente era lui a farmi coraggio. Ho compreso subito dopo averlo conosciuto che standogli accanto stavo dalla parte giusta».
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